Quello delle impronte di dinosauri scoperte vicino a Rovereto è senza dubbio un tesoro cui dare il giusto valore. Sorgono perplessità però sull’impattante scalinata realizzata per consentire l’accesso all’area a un gran numero di visitatori

Impronte di dinosauri: un tesoro di 200 milioni d’anni fa
Non c’è dubbio che rappresentino un tesoro le orme dei dinosauri. E pensare che non sono che orme, cioè buchi scavati nel terreno da quei bestioni antidiluviani. Una ricchezza lo sono per la città di Rovereto che dal 2022 continua a puntare le sue attrattive proprio sui dinosauri. L’intenzione per la cittadina continua a essere quella di calamitare migliaia di visitatori mettendo a frutto il più grande ritrovamento di impronte giurassiche d’Europa. Sono centinaia infatti, come rivelò a suo tempo Fatti di Montagna, le orme di dinosauri carnivori ed erbivori di forme e dimensioni differenti impresse lungo un ripido colatoio di circa duecento metri presso i Lavini di Marco, alle pendici del monte Zugna, a Sud di Rovereto.
Questo tesoro risale all’inizio del Giurassico, circa 200 milioni di anni fa. Rappresenta quello che rimane, allo stato fossile, di una grande piana carbonatica di marea per molti versi paragonabile alle attuali coste del Golfo Persico. Va precisato che il sito paleontologico è inserito nell’inventario dei Geositi trentini, a cura del Servizio Geologico della Provincia Autonoma di Trento.
La scalinata della discordia
La novità riguarda una “passeggiata preistorica” lunga 300 metri e costata più di tre milioni di euro. Si tratta di un’installazione che in questo primo scorcio del 2025 è diventata un pomo della discordia, una fonte di polemiche che qualcuno definisce pretestuose. La scala metallica ai Lavini andrebbe abbattuta secondo Mountain Wilderness Italia.
L’associazione è più che mai convinta che la struttura sia stata fatta all’insaputa dei servizi provinciali ignorando la tutela del paesaggio. Strano però. Sarebbe bastato leggere un paio di anni fa “Fatti di montagna” che di quella passerella in acciaio fornì ampi particolari.
Oggi si scopre che, dotata di corrimano, la passerella è a forma di anfiteatro. La lunghezza è di 320 metri, la larghezza dei moduli di cui è formata è di 5,80 metri. Prevista anche la realizzazione di un centro visitatori e di un’area didattica, per offrire servizi degni di un museo a cielo aperto, che sorgerebbe a fianco della grande attrazione del Mart, il museo creato dall’architetto Botta, sede di apprezzabili esposizioni d’arte.
La scoperta delle orme a Rovereto risale al 2006. È stato quello il momento in cui si è pensato a un primo intervento in un’area sul cui fondo scorreva, nel Giurassico, un torrente, parte integrante di una vasta laguna tropicale. Ma oggi, arrivati a questo punto, con la passerella in gran parte montata, che cosa resta da fare? “Premesso che come ambientalisti”, dice Luigi Casanova, presidente di Mountain Wilderness Italia, “abbiamo sempre affermato che è una vergogna non dare il giusto valore a queste orme e averle lasciate nel degrado, bastava intervenire con delle soluzioni più leggere e removibili. In tal caso la soluzione sarebbe stata molto meno impattante”.
La demolizione e il ripristino verrebbe a costare 2.600.000 euro, ma ne vale davvero la pena? Da parte di chi amministra, questo ripristino rappresenterebbe una sconfitta dal punto di vista culturale a fronte delle umiliazioni inflitte al paesaggio.

Il fascino della preistoria nelle Dolomiti e non solo
Eppure è anni che un Jurassic Park viene concepito in Vallagarina, nei pressi di Rovereto, con la conseguente trasformazione della zona in un’enorme attrazione turistica.
Anche perché sempre più nelle Dolomiti si guarda alla Preistoria come a una miniera d’oro da sfruttare. Del resto la storia della Regione Dolomitica dell’Alto Cadore affonda le proprie radici proprio all’epoca in cui i coralli e le alghe innalzavano imponenti barriere che amalgamandosi con i sedimenti calcarei hanno creato fantastiche architetture.
A quei tempi i dinosauri vagavano solitari in cerca di cibo nei tratti di mare poco profondo. E non è un caso che, proprio ai piedi delle Tre Cime di Lavaredo, siano state rilevate due orme di carnosauro che i paleontologi hanno datato intorno a 215 milioni di anni fa.
Era il 1985 quando il cadorino Vittorino Cazzetta scoprì l’unica sepoltura mesolitica mai trovata in alta quota (2150 m) riguardante l’uomo di Mondeval, detto anche Valmo, il cui scheletro venne rinvenuto due anni dopo in seguito agli scavi del professor Antonio Guerreschi e della sua équipe.
Antica e piena di misteri rimane in ogni modo la storia dei dinosauri che da sempre affascina scienziati e curiosi di tutto il mondo. E non bisogna certo recarsi per forza in Costa Rica (il luogo in cui nel film “Jurassic” di Steven Spielberge sorge Jurassic Park) per conoscere o approfondire la storia di questi rettili. Il Museo di Storia Naturale di Londra per molto tempo ha dovuto la sua fama all’esposizione dello scheletro di un Diplodocus, lungo ben ventisei metri e soprannominato benevolmente “Dippy”. Il Museo Jurasico de Asturias (Spagna) è invece famoso per la ricostruzione piumata di un Velociraptor e per la più importante collezione d’impronte fossili in tutto il mondo. L’Isola di Wight di Sandown (Inghilterra) è ricchissima d’impronte di dinosauro, un vero e proprio museo a cielo aperto. E non si può ignorare che in Italia Dinoland è una grande area tematica ispirata al mondo dei dinosauri inserita all’interno del parco divertimenti di Mirabilandia. Sono 12 mila i metri quadri dedicati alla preistoria per scoprire il mondo dei dinosauri.
Per quanto riguarda le Dolomiti, alla Forcella Staulanza (Belluno) va ricordato che un grosso masso franato dal paretone sud-ovest del Pelmetto giace instabile sul ghiaione e vi risultano evidenti le tracce di almeno tre dinosauri che si trovavano a camminare sul fango del bagnasciuga duecentoventi milioni di anni fa. Per concludere, di creature primordiali è pieno a Milano anche il Museo Civico di Scienze Naturali. Tra Stan il T-rex, le ammoniti e la ricostruzione storica del triceratopo a grandezza naturale, i milanesi sanno come farsi una cultura in tema di dinosauri.
Roberto Serafin
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