Ci pensate mai che un servizio così importante e ben organizzato come il Soccorso Alpino si basa quasi totalmente su persone volontarie? Sembra assurdo, eppure, come emerge dal quarto episodio del podcast “La chiamata” di Sofia Farina e Giorgio Tidei, il volontariato ha di per sé un valore

e8b693b63b938d7a646a447c753c28d0 Il Soccorso Alpino e il valore del volontariato

Essere volontari professionisti

Sembra difficile crederlo, ma un servizio così professionale, capillare ed efficiente come il Soccorso Alpino è basato quasi interamente sul volontariato. Viene da chiedersi come è possibile: a questa domanda vuole dare una risposta il quarto episodio del podcast “La chiamata”. I volontari e le volontarie intervistate da Sofia Farina raccontano quanto impatta la scelta di far parte del soccorso alpino sulla loro vita lavorativa e famigliare.

Quello che è subito chiaro è che volontario non significa “a tempo perso” perché tutte le persone coinvolte nel Soccorso Alpino hanno una preparazione tecnica, ma anche di gestione del lavoro in gruppo e dell’emergenza di altissimo livello. Sono, con un ossimoro che esce dal racconto, dei volontari professionisti. La disponibilità che queste persone dedicano non è solo quella relativa agli interventi e alla reperibilità, ma anche quella del tempo per la formazione continua, anche più fine settimana al mese. Praticamente “una doppia vita”.

Sorge spontaneo pensare che tutto ciò dovrebbe essere un lavoro retribuito, ma i soccorritori sollecitati su questo punto danno una risposta non scontata che ci fa riflettere sul valore del volontariato. Il fatto che chi fa parte della struttura ha scelto di essere lì, non è secondario.

Ascoltate l’episodio, perché se anche già ritenete straordinario quanto fanno i volontari e le volontarie del Soccorso Alpino, forse non vi immaginate quanto sia una forte scelta di vita.

26 Maggio 2026
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RUBRICA A CURA DI:
Luca Serenthà

Sono colui che tiene le fila di quest’intreccio di idee, contenuti e competenze che è Fatti di Montagna. In un certo senso, essendone l’ideatore potrei anche definirmi come primo (cronologicamente parlando) partner. Ci tengo che si capisca che Fatti di Montagna non è il mio blog, ma uno strumento che serve per raccontare la montagna.

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