Vi siete mai chieste e chiesti cosa prova chi interviene per un tragico incidente in montagna quando torna a casa? Il terzo episodio del pdcast “La chiamata” di Sofia Farina e Giorgio Tidei ci porta in punta di piedi a comprenderlo.

C’è un aspetto, del soccorso a cui di solito non si pensa, ma che per chi lo vive è una parte concreta e fortemente presente. è ciò che rimane addosso a chi deve continuamene affrontare situazioni tragiche, qualcosa che inizia a lavorare dentro quando il lavoro del soccorso termina.
Le persone intervistate da Sofia Farina nella terza puntata del podcast lo spiegano bene: finca c’è da essere operativi ci si concentra su ciò che c’è da fare, su ciò per cui sono preparati. Poi però viene il momento in cui si torna a casa e si ripensa a ciò che è successo, non ci si riesce a scrollare di dosso come nulla fosse certe tragedie. A volte poi si tratta di persone che si conoscono, per non parlare di quando si tratta di colleghi come il terribile incidente avvenuto nel 2009 in Val Lasties in cui una valanga investì la squadra intervenuta uccidendo 4 soccorritori.
Inoltre poi c’è il momento di dover comunicare ai famigliari l’incidente mortale: un qualcosa di difficilissimo per cui ci vorrebbe una preparazione specifica, ma che comunque rimane molto pesante da affrontare.
Situazioni che non possono non far sorgere le domande sui rischi, sul perché lo si fa… ma affiorano anche le risposte. Un altro episodio che ci piace invitarvi ad ascoltare: in punta di piedi ci fa entrare in quella zona intima, ma concreta che ogni soccorritore vive e accetta di affrontare. Una parte, per quanto dolorosa, non alienabile per poter restare umani
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Sono colui che tiene le fila di quest’intreccio di idee, contenuti e competenze che è Fatti di Montagna. In un certo senso, essendone l’ideatore potrei anche definirmi come primo (cronologicamente parlando) partner. Ci tengo che si capisca che Fatti di Montagna non è il mio blog, ma uno strumento che serve per raccontare la montagna.
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