Tra i motivi per cui la perdita dei ghiacciai è un fatto grave c’è anche la loro funzione di archivio dei climi del passato. Anche nei ghiacciai alpini sono infatti intrappolate fondamentali informazioni per la paleoclimatologia che rischiamo di perdere per sempre. L’Ice Memory Sanctuary inaugurato il mese scorso in Antartide permette di conservare questi archivi naturali.

Ne avevamo parlato nell’ultimo podcast co Daniele CatBerro: puoi ascoltarlo selezionando l’argomento dall’indice

I ghiacciai sono archivi dei climi passati

I ghiacciai sono dei custodi di archivi climatici del passato: non solo quelli polari o della Groenlandia dove troviamo ghiaccio estremamente antico (oltre 100.000 anni in Groenlandia e anche oltre 1 milione di anni in Antartide), ma anche i ghiacciai delle varie catene montuose del mondo. Ovviamente dove c’è il ghiaccio più antico si concentra la ricerca paleoclimatica più d’avanguardia, ma anche il ghiaccio delle montagne può dire molto su tempi dell’ordine di alcuni secoli o alcuni millenni.

Conservare la memoria climatica del ghiaccio quindi è fondamentale per affinare le nostre conoscenze ad esempio sull’andamento della composizione dell’atmosfera, sull’andamento dei paleoclimi, dei paleoambienti nelle regioni montuose del mondo e anche delle Alpi.

Il progetto Ice Memory

La fondazione Ice Memory, che nasce da un’idea del CNR ISP (Istituto di Scienze Polari) con l’Università Ca’ Foscari di Venezia in collaborazione con ricercatori francesi e svizzeri, da una decina di anni porta avanti l’omonimo progetto. Nell’ambito del progetto Ice Memory, si sono cominciate a svolgere delle campagne di perforazione di ghiacciai montani sulle Alpi, ma anche nel Caucaso, nel Sud America, nelle Ande e alle Svalbard: una sorta di corsa contro il tempo per estrarre le carote di ghiaccio contenenti la memoria climatica del passato, prima che la scomparsa dei ghiacciai o l’infiltrazione di acqua liquida all’interno degli stessi faccia scomparire o possa anche solo corrompere le informazioni contenute.

Si è appena concluso l’anno internazionale per la conservazione dei ghiacciai: conservare i ghiacciai non vuol dire solo ridurre le emissioni serra per rallentare la comparsa dei ghiacciai, ma anche salvare la memoria in essi contenuta.

Entrance c Gaetano MaccrI PNRA IPEV Ice Memory Sanctuary: dove si conserva la memoria dei ghiacciai

Inaugurato l’Ice Memory Sanctuary: il luogo dove mettere in salvo le carote di ghiaccio

Queste carote di ghiaccio una volta estratte vengono destinate subito per le analisi in vari laboratori italiani ed europei. Un secondo set gemello di carote invece viene spedito in Antartide presso la base italo-francese Concordia, nel cuore della calotta antartica orientale a 1670 km dal polo sud e a 3233 m di quota, dove il 14 gennaio, è stato inaugurato l’Ice Memory Sanctuary con una bellissima diretta streaming.

Si tratta di una galleria scavata nel nel ghiaccio, a 5 m di profondità, lunga 35 m e larga 5, con una temperatura che al suo interno è di -55° costante tutto l’anno e quindi garantisce il luogo più sicuro al mondo per conservare a lungo termine le carote di ghiaccio al riparo dal riscaldamento globale. Peraltro senza alcuna necessità di spreco energetico e senza difficoltà tecniche per il mantenimento di costosi e delicati dispositivi che garantiscano la catena freddo.

Anche l’interno della calotta antartica si sta riscaldando, ma evidentemente avendo una temperatura media dell’ordine di -50° è senz’altro il luogo del mondo più al sicuro da processi di di fusione.

Le prime carote di ghiaccio arrivano dalle Alpi

Le prime due collezioni di carote di ghiaccio arrivano proprio dalle Alpi. Si tratta di quelle estratte nel 2016 al Col du Dome a 4240 m sul Monte Bianco e nel 2025 sul ghiacciaio del Grand Combin a circa 4100 m di quota nel Vallese, molto vicino al confine con la Valle d’Aosta.

Successivamente, nell’arco dei prossimi anni, si prevede di portare all’Ice Memory Sanctuary anche altri set di carote di ghiaccio estratti da altre catene montuose del mondo.

Ice Memory Sanctuary 14 01 2026 © Erika Rea PNRA Sarah Gaier ESA IPEV DJI 0238 Ice Memory Sanctuary: dove si conserva la memoria dei ghiacciai

Ghiaccio salvato per le ricerche future

Un’avventura ormai avviata che vede protagonista, anche e soprattutto la ricerca di scienziati italiani. Citiamo in particolare il professor Carlo Barbante dell’università Ca’ Foscari di di Venezia, che è il coordinatore e un po’ l’ideatore di questo programma.

Un’idea veramente geniale e avveniristica perché l’obiettivo principale è certamente di conservare questo ghiaccio, ma non fine a se stesso: lo scopo è metterlo a disposizione di ricercatrici e ricercatori del futuro che tra 30-40-50 anni avranno l’opportunità di analizzare la memoria climatica delle carote di ghiaccio con tecnologie di analisi migliori rispetto a quelle attualmente disponibili. Ma magari allora i ghiacciai da cui provengono queste carote di ghiaccio non ci saranno più.

25 Febbraio 2026
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Società Meteorologica Italiana

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