Il collegamento sciistico con la Val Pusteria è davvero il modo migliore per dare un futuro al territorio del Comelico e a chi ci vuole vivere? Sorgono molti dubbi, ma i residenti sembrano per la maggior parte convinti di sì.

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Ma sarà poi vero dopo tante polemiche e prese di posizione di segno contrario che il nuovo progetto del collegamento sciistico tra il Comelico e la Val Pusteria è stato radicalmente cambiato come si legge sui giornali locali? Merito sarebbe in tal caso delle osservazioni critiche del Comitato scientifico della Fondazione Dolomiti Unesco. Ed ecco la carta vincente: una serie di “mascherature ambientali”. Perbacco, come non averci pensato prima? Cesare Lasen del suddetto comitato le chiama con un termine soave: “mitigazioni”. La Fondazione Dolomiti Unesco non ha peraltro il compito di vietare o autorizzare alcunché in quell’area. “E comunque è importante”, questo il salomonico giudizio di Lasen, “che da parte dei residenti sia stata manifestata una coralità così condivisa per portare avanti un collegamento che, in verità, fa l’interesse anzitutto dell’operatore pusterese. Questo sforzo nel cercare strade alternative”, conclude Lasen, “non mancherà di essere riconosciuto anche dagli ambientalisti, che non sono affatto un corpo estraneo alle terre alte, anche se arrivano dalla città, dalla pianura. Sta di fatto che il verde Comelico si presta, come sostengono gli stessi ambientalisti, a un turismo sempre più naturalistico, leggero, di qualità, non di massa. E questa in particolare sarà la vocazione della Valgrande”. 

Fateci restare copia Gli impianti "mascherati"
Striscioni alle finestre del paese
In apertura: veduta di Padola
(foto Serafin)

Ma se la meravigliosa Valgrande che accoglie migliaia di camminatori tra le sue foreste dominate dai severi appicchi dolomitici del Popera e della Croda Rossa sarà attraversata da impianti e annessi e connessi, sia pure mascherati, sia pure mitigati, di che vocazione naturalista si sta parlando? Chiedere maggior chiarezza è il minimo che si possa fare per non sentirsi presi in giro, vero professor Lasen?

Intanto i disastrosi sbancamenti nel cuore dei boschi di Cortina e quelle Tofane invase dalle ruspe per far posto alle nuove piste di sci in vista dei mondiali e dei Giochi olimpici sono immagini che stringono il cuore. E ancora più c’è da dispiacersi in questa problematica estate che qualcosa di simile debba capitare nel fiabesco Comelico dove per far decollare il comprensorio sciistico sempre più appare inevitabile il collegamento di cui si sta parlando tra Padola e Sesto in Pusteria, vale a dire con gli impianti della vicina provincia di Bolzano, oltre il passo di Monte Croce. 

Collegamento copia Gli impianti "mascherati"

Un anno fa la gente di qui scese in piazza per sostenere questo progetto devastante. Lo considerò e ancora lo considera una premessa per un futuro migliore. Ma ne ignora o finge di ignorare l’impatto paesaggistico enorme e costosissimo, da 44 milioni di euro, di cui 26 milioni finanziati dalla Provincia di Bolzano attraverso il fondo per i Comuni Confinanti. 

A mettere i bastoni fra le ruote ci pensò il ministro per i beni e le attività culturali Dario Franceschini ponendo un vincolo “di notevole interesse pubblico” sull’area alpina compresa tra il Comelico e la Val d’Ansiei dove ora starebbero per entrare in scena le ruspe. Con i più che probabili effetti micidiali che abbiamo visto in questi giorni in quel di Cortina. Apparentemente da allora niente è cambiato. Salvo che le lenzuola antispopolamento appese ai balconi con la scritta “lasciateci restare” ora sono diventate tabelloni in formato standard meno improvvisati, elementi del paesaggio ovunque si giri lo sguardo per ammirare le facciate delle belle case aggrappate ai verdi pendii che fanno da corona all’Alto Comelico.

Ma poi, di quale spopolamento si parla? Al turista il Comelico appare a prima vista operoso e ad andarsene risulta che siano solo i giovani freschi di studi. E poi, particolare non trascurabile, tutti qui posseggono una casa in cui vivere dignitosamente o da adibire ad alberghi diffusi qui sempre più frequentati dai turisti a scapito di strutture più tradizionali, fedeli alle antiche “regole” che governano le proprietà e refrattari ai vincoli imposti dall’esterno. “La miglior tutela ambientale”, si legge su un gigantesco striscione, “è la nostra presenza”. E chi ha mai detto il contrario? (Serafin)

30 Luglio 2020
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