Un grande alpinista non si ferma davanti a nulla? Non è così. Serafin ci racconta, con anche due foto inedite, un aspetto di Walter Bonatti che emergeva nelle camminate con gli amici come nelle imprese alpinistiche. Un aspetto che dovrebbe ricordarci che “saper andare in montagna” significa imparare a “sentire la montagna” (ce ne aveva parlato anche Beppe Guzzeloni) e gestire il rischio con consapevolezza. E vale anche per una semplice passeggiata.

In apertura: Bonatti con una capra.
(Entrambe le foto sono di R. Serafin)
Walter Bonatti, una persona come tante
Walter Bonatti è ormai entrato da tempo nella leggenda, sia pure con qualche riserva riguardante lo stereotipo del super eroe che a modo suo interpretava. Un aspetto questo che a ben vedere nuoce alla montagna relegandola in un mondo immaginario fatto di pazzi o eroi, insomma di gente diversa. Forse però c’è un altro aspetto dell’alpinista Bonatti meno messo in evidenza che merita di essere ricordato.
Posso assicurare che, conoscendolo bene, Walter era una persona come tante, con un vissuto certamente più ricco rispetto alla media. Con Walter era un piacere andare a spasso per Alpi e Prealpi con amici comuni. Nella valle di San Giacomo lo incuriosivano le coppelle sulla roccia, tracce di antichi viandanti che grazie a quei bucherelli non perdevano l’orientamento. Ai Resinelli ne approfittavamo per andare a trovare l’indomabile Riccardo Cassin che a quasi ottant’anni si era concesso una ripetizione della sua via sul Badile e che a colpi di piccone risistemava il sentiero della Cermenati.
La capacità di sentire la montagna di Walter Bonatti
Particolare non trascurabile. Le pagine di Bonatti, quello per intendersi entrato nella storia per le sue fantastiche ascensioni, sono piene di riferimenti a quello che gli psicologi somatici chiamano felt sense, cioè le sensazioni corporee che rivelano in maniera istintuale ciò che sta accadendo (o che sta per accadere) nell’ambiente attorno a noi. Il felt sense funziona come una connessione tra mente e corpo. Non si tratta di un’esperienza mentale ma fisica. E’ una consapevolezza corporea di una situazione.
Raccontando la sua angosciosa scalata con Zappelli nell’imbuto franoso Pilier d’Angle, Bonatti affermò che “le frane si sentono con il sangue e con il cuore ancora prima che con l’udito”. Quel meraviglioso congegno che è la psiche, capace d’inventare tutto, persino i miracoli, per vie misteriose creò in Walter impulsi emotivi tali da rendere la paura una forma di preveggenza.
Capitò di frequente che Bonatti, dopo essere rimasto ad ascoltare la montagna con tutti i sensi all’erta, decise di fermarsi e tornare indietro. Come quando, il 7 luglio 1964, si trovò sul ghiacciaio Leschaux pronto ad attaccare lo sperone nord della Punta Whymper sulle Grandes Jorasses. “È ancora notte”, scrisse, “tutto è fermo, lo stillicidio delle stalattiti di ghiaccio risuona nell’aria immobile. Eppure in quest’ora che precede l’alba si dovrebbe “udire” la morsa del gelo che blocca ogni cosa. C’è qualcosa che non va, lo sento, per questo non mi decido ad attaccare. Succede così che appena spunta l’alba, con decisione brusca e quasi irrazionale, faccio dietrofront e ritorno sui miei passi”.
Poco dopo un andirivieni di elicotteri segnalava che, in quello stesso momento sul fare dell’alba qualcosa di grave era accaduto sulla vicina Aiguille Verte…
Che cosa può imparare chiunque da Bonatti
Questo Bonatti, molto dovrebbe dire a chiunque frequenta la montagna a qualsiasi livello. Prima delle imprese (grandi o personali che siano) viene la consapevolezza, la capacità di sentire la montagna che non si improvvisa, ma si affina negli anni. E poi decidere di tornare indietro non è una sconfitta, ma una grande competenza.
Comunque a spasso con Walter tutto filava liscio, ci mancherebbe. E le soste per il pic nic si trasformavano in piacevoli incontri con caprette raminghe, meglio se nei pressi c’era una fontanella dove tuffare i piedi provati dalla camminata.
Roberto Serafin
RUBRICA A CURA DI:
MountCity è un progetto fondato nel 2013 a Milano che si poggia sulla passione e competenza di uno staff di cittadini appassionati di montagna, all’occorrenza con il sostegno di associazioni di volontariato. La piattaforma, grazie alla competenza e professionalità di Roberto Serafin che l’ha curata per 10 anni, è stata punto di riferimento sull’attualità della montagna e dell’outdoor con migliaia di articoli pubblicati. Ora lo spirito di MountCity vive ancora dentro questa rubrica.
Scheda partner
Non sono un alpinista. Da giovane ho fatto qualche ferratina. La montagna mi ha Sempre affascinato ed ho letto più libri di Walter Bonatti; persona che ammiro immensamente per onestà e capacità di vita.
È il Personaggio Umano che più di ogni altro mi sarebbe piaciuto conoscere e frequentare. UNA Persona Vera, Straordinaria. Per Me “UN MITO”..