Sulla stampa è rimbalzata in questi giorni la notizia dellalpinista scozzese salito sul Cervino con il figlio undicenne: Serafin ci spiega che non è certo una novità.

Qui puoi ascoltare la puntata del podcast con anche questa notizia

E’ giusto portare un bambino in vetta al Cervino? Se lo chiede in un titolo a tutta pagina il Corriere della Sera mercoledì 22 luglio 2020 prendendo spunto dalla storia di Jules Molyneaux, l’undicenne scozzese che ha scalato la Gran Becca con il padre. Divisi dalla singolare performance risultano ora a detta di Franco Brevini, firma “alpinistica” del Corrierone, scalatori e guide alpine. “Una scelta troppo pericolosa, non è stato giusto portarlo lassù”, è quanto avrebbero affermato certi addetti ai lavori. Ignorando (e Brevini con loro) che il Cervino non si è mai negato ai bambini. E nemmeno il Monte Bianco visto che l’americano Patrick Sweeney nell’agosto del 2014 portò i suoi due figli di 9 e 11 anni in cima e chissà quanti altri genitori lo hanno fatto prima e dopo di lui.

Di sicuro la Gran Becca è affare per alpinisti preparati e “navigati”. MountCity propose a suo tempo immagini di piccoli summiter soddisfatti tratte dal bel volume “Whymper, Carrel & Company” a cura di Ludovico Bich (Editions L’Eubage, 2001). E’ probabilmente vero che il Cervino, a differenza del Bianco, è una sfida da consumare in famiglia, come suggerisce Bich, convinto che “sul Cervino ci si va con i propri cari, per offrirsi un regalo unico, un ricordo indelebile”.

Cervino bimbi con Pession Bambini sul Cervino

Problemi medici per gli scalatori baby? Per quanto riguarda l’alta quota, secondo le indicazioni della commissione medica UIAA, per brevi soggiorni non ci sono restrizioni specifiche, almeno fino a 3000 metri di quota, sempre che il bambino sia in buona salute. Al di sopra dei 3000 metri è bene porre particolare attenzione al mal di montagna acuto, anche perché i più piccoli spesso non sanno riferire con precisione i sintomi.

Ma vale la pena, ci si chiede, di stupirsi o addirittura scandalizzarsi per certe esperienze “estreme” dei bambini come fa il Corriere? Questo atteggiamento sembrerebbe più che altro frutto della mentalità dei nostri tempi così votata alla sicurezza. Quand’era piccolo, chi raggiunge oggi il traguardo della terza età andava in bicicletta senza il casco, il latte era quello del contadino, non sterilizzato, le auto di papà non avevano cinture di sicurezza né airbag. E si trascorrevano ore e ore costruendo carretti a rotelle e i fortunati che avevano strade in discesa si lanciavano e, a metà corsa, si ricordavano di non avere freni. Anche se i giocattoli non avevano il marchio CEE, questi bambini del remoto passato sono in genere sopravvissuti. E i piccoli che negli anni Cinquanta e Sessanta hanno scalato il Cervino una cosa possono affermare: di essersi divertiti pazzamente e che volentieri sarebbero pronti a rifarlo. (Serafin)

23 Luglio 2020
Condividi
MountCity

MountCity è un progetto fondato nel 2013 a Milano che si poggia sulla passione e competenza di uno staff di cittadini appassionati di montagna, all’occorrenza con il sostegno di associazioni di volontariato. La piattaforma è aperta a chiunque si offra di collaborare con la dovuta esperienza sui temi abitualmente trattati con un’attenzione particolare rivolta all’attualità della montagna e dell’outdoor.

Scheda partner