La scarsità di precipitazioni nevose, una primavera calda e secca, i ghiacciai che già si scoprono e ondate di calore eccezionali sono tutti ingredienti perfetti per il manifestarsi si una crisi idrica a livello dei maggiori bacini fluviali. Ci ha spiegato la situazione Daniele Cat Berro della Società Meteorologica Italiana.

Ascolta il podcast con Daniele Cat Berro

Perché la situazione dei ghiacciai è già critica

Sembra di essere in estate da mesi e invece è appena iniziata! Colpa delle ondate di calore iniziate già in primavera con temperatura che sarebbero calde anche per luglio o agosto. E con questa situazione non possono arrivare buone notizie.

Attualmente la situazione della neve e dei ghiacciai è abbastanza critica ed è una situazione che a ben vedere getta le basi addirittura nello scorso autunno che era stato molto secco in tutte le Alpi meridionali nel bimestre ottobre-novembre.

L’inverno era stato nevoso solo sulle Alpi occidentali e poi è arrivata su tutte le Alpi una primavera calda e secca che ha determinato una precoce fusione del manto nevoso.

Se consideriamo tutta la stagione idrologica, quindi di accumulo nevoso in montagna, nel bacino del Po dall’altezza di Pavia, quindi dove arriva l’acqua raccolta da tutte le Alpi occidentali, al Canton Ticino in Svizzera, al 31 maggio c’era una carenza di precipitazione accumulata del 23% (Arpa Piemonte)

Salendo al ghiacciaio Ciardoney sul Gran Paradiso il 29 maggio l’anomalia misurata era piuttosto pesante: circa il -30% rispetto alla media dell’ultimo quindicennio. In alta Valle d’Aosta un po’ meglio, con un situazione in quei giorni anche vicina alla normalità, proprio grazie grazie alle abbondanti nevicate che avevano caratterizzato la metà occidentale della Valle d’Aosta: ad esempio il ghiacciaio del Rutor nella zona del Piccolo San Bernardo o il ghiacciaio del Grand Etrèt monitorato dal Parco Nazionale Gran Paradiso. Però a parte questa eccezione di normalità locale nelle estreme Alpi Occidentali, su tutto il resto della catena alpina i glaciologi hanno trovato situazioni di grave deficit del manto nevoso.

Anche in Svizzera già il 30 aprile si riscontrava una carenza di contenuto idrico nel manto nevoso a livello nazionale svizzero dell’ordine del 25%.

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Estrazione e pesatura dei campioni di manto nevoso al Colle Ciardoney il 29 maggio 2026.
In apertura: situazione al Ciardoney l’11 giugno: precoce scomparsa del manto nevoso, con ben 28 giorni di anticipo rispetto alla data mediana del periodo 2013-2025

Con l’ondata di calore di giugno la situazione è ulteriormente peggiorata

E poi la situazione è ulteriormente peggiorata con il caldo estremo di giugno, che al di là di temporali, spesso anche rovinosi, ma irregolari sul territorio e isolati, è stato anche particolarmente secco. In queste prime settimane estive la neve è rapidamente fusa anche nelle zone periglaciali con circa un mese di anticipo rispetto al solito. Attualmente abbiamo già delle porzioni di ghiacciai a quote intorno a 3000 m che si stanno scoprendo e sta affiorando il ghiaccio grigio, quello che è eredità di lontani inverni.

I fiumi, le falde acquifere sono a livelli già decisamente bassi, il caldo estremo in corso intensifica l’evapo-traspirazione da suoli e piante, quindi ci porta a perdere rapidamente altra acqua.

Questa situazione pone tutti i presupposti per lo sviluppo di una crisi idrica alla scala dei grandi bacini idrografici del nord Italia: ovviamente vedremo come andrà l’estate, ma i presupposti non sono buoni.

Oggi non è la quantità di precipitazioni la causa principale delle crisi idriche

Va notato che questa situazione non è dovuta principalmente alle precipitazioni medie. Infatti con il clima attuale anche se ipoteticamente in un’annata piovesse normalmente ci troveremmo comunque con situazioni di deficit idrico. Quello che oggi cambia in maniera determinante rispetto al passato sono due aspetti:

  1. Anche in presenza di precipitazioni, nevica sempre meno e nevica solo a quote sempre più elevate riducendo il contributo di fusione della neve che è quello che davvero alimenta con efficacia, soprattutto gli acquiferi sotterranei. La pioggia tende a ruscellare, soprattutto quando è intensa (e ormai cominciano ad esserci dei segnali statisticamente provati dell’aumento dell’intensità delle precipitazioni). La pioggia quindi tende a dare il picco di piena dei fiumi, ma ciò che alimenta invece veramente gli acquiferi sotterranei è la lenta fusione della neve in primavera.
  2. Il caldo in intensificazione che accelera l’evapotraspirazione portandoci a perdere acqua che evaporando viene persa in atmosfera e non è più disponibile per i nostri usi.

Questo doppio effetto, anche a parità di precipitazioni totali, pone le condizioni per arrivare all’estate in condizioni di carenze idriche e innesto di crisi idrica.

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Ondata di calore europea nella carta delle anomalie termiche giornaliere del 24 giugno 2026, dall’applicazione web interattiva Climate Pulse sviluppata dal Copernicus Climate Change Service

L’attuale ondata di calore

Al momento (25 di giugno) ci sono dei segnali di un’attenuazione per i primi giorni di luglio dell’attuale eccezionale ondata di calore. Senza troppe illusioni però, perché nel migliore dei casi, scenderemo a livelli più vicini alla normalità delle temperature del periodo estivo. Vedremo c’è ancora un po’ di incertezza.
In genere, una caratteristica di queste grandi ondate di caldo è quella di persistere anche più di quanto inizialmente sembri e per questo le previsioni giorno dopo giorno spostano sempre più in là la data di fine di questi episodi.

Si è trattato di un’ondata di caldo che ha colpito in particolare modo la Francia, dove la situazione in questi giorni è surreale e del tutto preoccupante, perché in oltre metà del Paese, ci sono stati dai 3 ai 5 giorni consecutivi con temperature ampiamente superiori ai 40°. La Francia ha rilevato il 23 e il 24 giugno come i suoi due giorni mediamente più caldi da quando si fanno misure meteorologiche a scala nazionale, quindi, dal 1947.

In Italia siamo rimasti parzialmente al margine con le regioni del sud che hanno vissuto condizioni ordinarie o quasi ordinarie per l’inizio dell’estate. Al nord invece il caldo è stato ugualmente eccezionale, seppure non ai livelli della Francia.

Poi lo confermeremo una volta terminata, però possiamo dire che per giugno è un’ondata di caldo, quantomeno al nord ovest italiano, senza precedenti a scala bisecolare e comunque tra le più intense in assoluto anche considerando luglio era agosto.

Non basta dire che fa caldo, ma conta quanto e per quanto

In questi giorni si è sentito dire che le ondate di calore ci sono sempre state e deve far caldo perché è estate. Però c’è caldo e caldo. Infatti che debba far caldo in estate, siamo d’accordo tutti, ma chi afferma ciò si dimenticano di dire quanto caldo e per quanto tempo. Non è secondario.

Sappiamo dai dati, e su questo non c’è più alcun dubbio, che le ondate di calore stanno diventando sempre più lunghe, intense ed estese oltre che frequenti.

Così come non c’è più alcun dubbio che questa tendenza sia interamente attribuibile all’effetto dell’aumento dei dei gas serra in atmosfera.

26 Giugno 2026
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Società Meteorologica Italiana

La Società Meteorologica Italiana è la maggiore associazione nazionale per lo studio e la divulgazione di meteorologia, climatologia e glaciologia. È un’associazione scientifica senza fini di lucro e opera su tutto il territorio nazionale conservando stretto legame con la Società Meteorologica Subalpina che ne è socio fondatore nel territorio alpino occidentale, Francia e Svizzera incluse. SMI  promuove ed incoraggia lo sviluppo e la conoscenza delle scienze dell’atmosfera in Italia. Appartiene a UniMet (Unione Meteorologia Italiana) ed all’European Meteorological Society.

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