La Nature Restoration Law punta a mettere in atto misure di ripristino su almeno il 20% delle aree terrestri e marine dell’UE entro il 2030 e, entro il 2050, il ripristino del 90% degli habitat protetti. Entro il 1° settembre 2026 ciascuno stato dovrà redigere la bozza del Piano nazionale di ripristino. Una vasta gamma di soggetti fino al 9 giugno può contribuire esprimendo la propria idea sul portale dedicato.

Progetto senza titolo 18 Nature Restoration Law: a breve bisogna presentare la bozza del Piano Nazionale di ripristino
Nature Restoration Law: fattibile o utopia?
In apertura foto L. Serenthà/Fatti di Montagna

Nature Restoration Law: fattibile o utopia?

“Come era, dove era”, questa fu la frase scritta tempo fa su un francobollo. Si riferiva al Campanile di San Marco, precipitato nel 1902 e nel 1912 di nuovo svettante sulla piazza su progetto degli architetti milanesi Luca Beltrami e Gaetano Moretti. Che bello sarebbe se anche certi prodigi della natura potessero essere ripristinati. C’è forse qualche speranziella che ciò possa almeno in parte avvenire?

Considerato il crescente degrado degli habitat marini e terrestri, negli ultimi anni si è consolidata quest’idea di investire nel restauro ecologico. In parole povere, tale restauro della natura è un processo di riparazione degli ecosistemi degradati per ripristinarne biodiversità e funzionalità. Si tratterà soltanto di un’utopia, di un sogno che difficilmente potrà avverarsi come è successo a quel gigantesco campanile crollato e rimesso in piedi in poco tempo? 

Le scadenze della Nature Restoration Law

La Nature Restoration Law (legge europea sul ripristino della natura) punta a mettere in atto misure di ripristino su almeno il 20% delle aree terrestri e marine dell’UE entro il 2030. Inoltre prevede che, entro il 2050, siano interessati da misure di ripristino il 90% degli habitat protetti (ovvero gli habitat naturali tutelati dalla normativa europea, in particolare Direttiva Habitat) oggi considerati in cattivo stato di conservazione.

In vigore da agosto 2024, già si stanno stringendo i tempi perché ciò avvenga. Entro il 1° settembre 2026 ciascuno stato dovrà infatti redigere la bozza del Piano nazionale di ripristino per arrivare, dopo le valutazioni della commissione europea alla versione definitiva a settembre 2027.

Riqualificare per contrastare perdita di biodiversità e cambiamenti climatici

Il piano può includere azioni attive (riforestazione, rinaturalizzazione di fiumi) o passive (protezione e non intervento). Degno di nota è l’impegno di riqualificare ex discariche o siti industriali degradati. Beninteso, il restauro ecologico non è solo una pratica conservazionistica, ma uno strumento attivo per contrastare la crisi climatica e la perdita di biodiversità. Dunque uno strumento fondamentale per il benessere umano e la salute del pianeta. Il quale pianeta, detto tra parentesi, agli astronauti impegnati nella recente trasferta lunare è apparso splendente nei suoi colori e piuttosto inquietante di notte quando s’illumina con centinaia di migliaia di luci accese.

Il provvedimento ha introdotto un principio basilare innovativo. Non si tratterà più di soltanto di provvedere alla conservazione ambientale, ma si punterà anche alla ricostruzione degli ambienti naturali persi. Fine ultimo dovrebbe essere la riduzione dell’impatto delle catastrofi naturali, contribuendo non solo alla conservazione della biodiversità, ma anche al contrasto dei cambiamenti climatici.

Si può contribuire con idee al Piano nazionale di ripristino

Il documento si rivolge a una vasta gamma di soggetti: amministrazioni pubbliche, ministeri, enti di gestione del territorio, realtà operanti nel settore della gestione ambientale e della conservazione, scuole, università… Alcuni esempi d’intervento? Il rimodellamento dei corsi d’acqua e del suolo, il restauro dei corridoi ecologici forestali e di passaggio dei pesci negli estuari e lungo i fumi, il controllo delle specie esotiche invasive e la reintroduzione supplementare di specie che non possono migrare. Come scrisse a suo tempo Luca Serenthà  in “Meridiani Montagne” (n.130, settembre 2024) tra gli  esempi di azioni propositive urgente appare il piano di ripristino delle torbiere

Fino al 9 giugno, ogni buona idea può essere espressa sulla piattaforma partecipativa del Governo ParteciPA ed è bene che ciò avvenga.

La speranza è che si smetta finalmente di discutere di armamenti, praticare stragi umane e distruzione di ecosistemi. Anche perchè gli ecosistemi, da cui anche noi dipendiamo, sono complessi e una volta distrutti non è detto che si riesca a ripristinarli come si può fare con un campanile… Come la pensano i capi delle languenti democrazie?

Roberto Serafin

11 Maggio 2026
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