Roberto Serafin ci invita a non scherzare con l’alcol: nelle nostre montagne è un problema serio. La seconda notizia rileva un fatto incontestabile: la figura del rifugista esercita ancora una fortissima attrazione sia nei più giovani che nei meno giovani. Infine un commosso ricordo di Gabriele Bianchi ex presidente generale Cai, che volle, tra le tante cose che fece, fortemente arrivare a chiarire le vicende dalla spedizione italiana al K2 del 1954.

Il detox dei montanari 

“Vino bianco rinfrescante” è definito il contenuto di una bottiglia che in Valchiavenna viene offerta agli avventori di un rustico crotto. “Si tratta”, viene precisato, “del detox del montanaro. Una cura non certo a base di erbe secche infuse in acqua calda. Non si può proprio sentire :)”. Ci scherzano sopra i gestori. Ma c’è poco da scherzare. L’unica cura disintossicante quando si va in montagna è quella di astenersi dalle bevande alcoliche. Una terapia, questa, particolarmente indicata anche per i montanari. E’ infatti nelle vallate alpine e appenniniche che l’alcol produce effetti socialmente devastanti come riferisce Christian Arnoldi nel suo libro “Tristi montagne. Guida ai malesseri alpini”. L’autore si riferisce anche all’alcolismo precoce particolarmente diffuso in quota, nei villaggi dove prima di mettersi in cammino “la bocca deve saper di vino” come suggerisce un cartello agli avventori nel bar delle Apuane. Va ribadito che in Italia i più forti bevitori risiedono nelle vallate alpine. Per l’esattezza, è la Valle d’Aosta è la regione in cui si beve di più in base al 16esimo Rapporto Osservasalute 2018. E’ seguita a ruota da Bolzano e dal Friuli Venezia Giulia. Da qualche tempo a farsi carico del problema sono anche i “veci” alpini i cui figli, come risulta da un loro canto, “sputano il latte e bevono il vino”. Saggiamente le penne nere hanno infatti adottato, non tutte, lo slogan “Basta bear bauco”: dove bear sta per bere e bauco per bacucco, babbeo. L’alcol può far diventare babbei a tutte le età e a tutte le quote. 

Il fatto grave è che l’ubriacatura oggi coinvolge sempre più persone, a cominciare dai giovani, e ci fa ammalare. E spesso uccide. Peggio del coronavirus che oggi ci afflligge. Questo si leggeva martedì 21 gennaio 2020 nelle pagine di Tuttosalute, inserto speciale del quotidiano La Stampa. “Sono proprio gli under 18, assieme ad anziani e donne, il target più vulnerabile. Noi italiani siamo tra i maggiori bevitori d’Europa: il 42,3% delle ragazze e il 52,5% dei ragazzi (dagli 11 ai 25 anni) ha consumato almeno una bevanda alcolica in un anno”, spiega Emanuele Scafato, direttore dell’Osservatorio alcol dell’Istituto Superiore di Sanità. “L’alcol è una delle sostanze psicoattive più utilizzate dai nostri figli”, commenta ancora Scafato. Nessun dubbio. Indicare come detox una bottiglia di “vino bianco rinfrescante” così come affermare che nelle escursioni “la bocca deve saper di vino” sono espressioni da censurare. E’ chiaro cari amici della Valchiavenna?

Rif.Omio Con l'alcol non si scherza
Rifugi Omio

Caccia al rifugio

Professione rifugista: un lavoro che richiede competenze nel settore dell’ospitalità e della ristorazione ma anche del soccorso in caso di incidenti e infortuni. Un sogno per tanti, giovani e meno giovani, soprattutto se stressati dalla vita cittadina. Lo dimostra l’interesse suscitato alla fine di gennaio dalla notizia che si è reso vacante il posto di rifugista della capanna Omio nelle Alpi Retiche, in comune di Val Masino – Sondrio – nel gruppo montuoso Masino, Bregaglia, Disgrazia. In vista della pubblicazione del bando, la segreteria della Società Escursionisti Milanesi, sezione del Club Alpino Italiano, è stata sommersa dalle richieste d’informazione. E lo stesso interesse si è manifestato per un altro rifugio “milanese”, l’Allievi-Bonacossa della Sezione di Milano il cui bando per la gestione scade alla fine di gennaio.

Particolare importante. Per quanto riguarda l’Allievi-Bonacossa, il progetto di gestione richiesto dal bando prevede un piano di rilancio e promozione dell’attività escursionistica e alpinistica sui gruppi montuosi circostanti e attività agrosilvopastorali del territorio in cui insiste, anche attraverso un’intensa azione di collaborazione con gli altri rifugi della zona, in particolare con quelli inseriti nel Sentiero Roma. Che sono sei: Brasca, Omio, Gianetti, Allievi-Bonacossa, Ponti e Scotti. Non è un caso che la Regione Lombardia abbia dato vita nel 2019 a un percorso formativo dal titolo “Gestore di rifugi – standard professionale e formativo”, coordinato da Enti accreditati all’Albo regionale dei servizi di Istruzione e Formazione professionale, consentendo così ai partecipanti di vedere riconosciuta ufficialmente la figura del rifugista anche nella sua veste di operatore turistico.

L’addio a Gabriele Bianchi

Socio del Club Alpino Italiano per volere del padre Claudio fin da 1950 quando era ancora nella culla, Gabriele Bianchi aveva compiuto settant’anni il 4 novembre. Purtroppo si è spento dopo una lunga malattia giovedì 23 gennaio 2020 a Bovisio Masciago, nell’hinterland milanese, lasciando un grande vuoto tra gli amici della montagna. La sua scomparsa rappresenta un gravissimo lutto per il Cai di cui fu presidente generale dal 1998 al 2004. Era stato nominato socio onorario, massima onorificenza del Cai, insieme con Roberto De Martin, in occasione dell’Assemblea dei delegati del Cai che si svolse a Milano nel maggio del 2019. Nato a Desio il 4 novembre 1949, risiedeva fin dalla nascita a Bovisio Masciago alla cui sezione del Cai era iscritto dal 1966, anno della fondazione. 

Istruttore di alpinismo, Bianchi ebbe particolarmente a cuore l’attività di Alpiteam, scuola lombarda di alpinismo attivissima sul fronte del disagio giovanile. “Se ne è andato lottando”, lo ricorda con grande rimpianto Beppe Guzzeloni di Alpiteam, “non sazio di anni come dice la Bibbia, con accanto sua moglie Ileana e gli amici più fedeli”. In questi tempi per lui difficili, Gabriele aveva adottato lo slogan “mai mula’” (mai mollare) che era stato dell’intrepido Riccardo Cassin. Ma il destino ha deciso diversamente e anche Gabriele è stato costretto a mollare.

Nella storia del sodalizio fondato da Quintino Sella, la figura di Bianchi verrà ricordata anche per l’impegno nel chiarire ogni equivoco sulle vicende del K2 affidando, per decisione del Consiglio centrale, a tre saggi il “giudizio storico” sul comportamento degli alpinisti italiani lassù nel 1954. Fu per merito suo che i rapporti della Sede centrale con Walter Bonatti divennero finalmente di reciproco rispetto se non addirittura di amicizia. Nel giugno del 1999 Bonatti venne invitato a visitare i nuovi locali della Sede centrale in via Petrella a Milano, affettuosamente accolto da Bianchi e dal vicepresidente Silvio Beorchia. Fu poi il presidente Annibale Salsa a decidere nel nuovo millennio la pubblicazione del rapporto dei tre saggi.

L’ultimo atto dell’alacre operare di Bianchi per il Cai fu la nascita della struttura operativa “Centro Nazionale Coralità”, di cui fu eletto presidente, con 70 gruppi corali e più più di duemila coristi. Cantare in coro era una delle sue grandi passioni: un motivo in più per rimpiangere la sua amabile figura di “vecio goliardico alpin”. 

2 Febbraio 2020
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