Giovani pianisti e chitarristi da diverse regioni d’Italia, ma anche dalla Svizzera e dalla Cina, saranno protagonisti dal 19 al 24 luglio in Valle Antrona (VCO) di una piccola utopia musicale. Così i direttori artistici Lorenzo Bovitutti e Nicholas Nebuloni hanno definito la master class e festival internazionale “Suoni della Valle Antrona”. In piena “festivalmania” è un buon esempio di come un festival debba essere per il territorio e non un format che lo sfrutti.

Nella “festivalmania” c’è festival e festival
Con l’estate, in montagna inizia la stagione dei festival che sono ormai diffusi e vari su tutto l’arco Alpino e Appenninico. Una tendenza in crescita da più di dieci anni. Nel 2017 Maria Anna Bertolino e Federica Corrado, nel libro “Cultura alpina contemporanea e sviluppo del territorio”, fotografavano giustamente la crescita di queste iniziative come una nuova offerta culturale delle terre alte, un “dispositivo di attivazione di processi di sviluppo territoriale”.
Ora però la proliferazione fa si che, accanto ad alcuni progetti di valore che nascono da una relazione con il territorio e su di esso hanno ricadute benefiche, ve ne siano molti che semplicemente sfruttano l’ambiente montano come palcoscenico, portando turismo estemporaneo. Generano magari visibilità mediatica, ma sono semplicemente format che non hanno relazioni vere con il territorio ed infatti non vi lasciano nulla. Il punto è capire se un festival, anche culturale, è al servizio del territorio, se è una proposta che parla a chi lo abita, o se serve solo per vendere un prodotto.
Suoni della Valle Antrona, un ottimo esempio di festival per il territorio
Un bell’esempio mi sembra essere “Suoni della Valle Antrona” che nacque come “Suoni della Val Cavargna” (CO) nel 2021. Un’iniziativa di alto valore culturale, che non si promuove con grandi campagne mediatiche, ma che nasce da una relazione con le comunità locali. L’idea di organizzare in una valle fuori dalle grandi rotte turistiche una masterclass e festival internazionali è di un giovane maestro, il pianista Lorenzo Bovitutti: ho chiesto direttamente a lui di raccontarci la storia di questa iniziativa.


Intervista a Lorenzo Bovitutti
Come nasce l’idea di organizzare una masterclass e un festival in luoghi come la Val Cavargna e ora la Valle Antrona? Che pensiero c’è dietro?
Suoni della Val Cavrgna nacque nel 2021 come mio personale segno di gratitudine per una comunità che mi ha accolto nel 2020 con grande generosità e calore e mi ha permesso di trascorrere con maggiore serenità un anno segnato dal Covid. Quando ho dovuto lasciare la valle con la ripresa a pieno ritmo della mia attività concertistica, ho voluto creare qualcosa di simbolico per esprimere questa gratitudine che sentivo.
Il festival è stato il modo più bello sia per far conoscere la Valle e le sue meraviglie ai molti allievi “di città” che portammo. Ma la gratitudine si espresse anche attraverso i numerosi concerti, rivolti soprattutto alla popolazione locale, e attraverso gli eventi musicali e didattici pensati specificamente per i bambini delle scuole della Val Cavargna. Questo per me era una priorità assoluta.
Che legame hai invece con la Valle Antrona?
Se con la Val Cavargna ho un legame indissolubile, legato appunto a questa pagina della mia vita, la Valle Antrona è stata invece meta di recenti escursioni che ho fatto in compagnia del mio caro amico ed eccezionale clarinettista Giona Pasquetto.
Escursioni che mi hanno sempre lasciato forte un senso di meraviglia. Penso in particolare all’atmosfera notturna del bivacco Camposecco, ma anche semplicemente alla pace che si respira sulle rive del lago di Antrona.
L’altro fondatore del festival Suoni della Valle Antrona, il chitarrista Nicholas Nebuloni, è invece legato alla valle sin da bambino e ci trascorre molto tempo ogni estate con la sua chitarra, e mi racconta che ci trova un’ispirazione speciale, che poi porta con sé in città per il resto dell’anno.
Nasce da lui l’idea di ricreare insieme ad Antronapiana, quest’anno, la piccola utopia che è partita con SVC nel 2021.
Dimmi qualcosa del programma musicale… c’è un filo conduttore tra i brani scelti? Il luogo influenza la scelta?
È una bella domanda.
Come quando andiamo a camminare in montagna i nostri pensieri quotidiani acquistano spesso una chiarezza nuova, grazie al silenzio, allo spazio ampio ed al confronto con lo spirito senza tempo di questi luoghi, così la musica che portiamo si trasforma e rivela nuove parti di sé. L’unica raccomandazione fatta agli artisti che si esibiranno è di suonare esattamente ciò che sentono l’esigenza di comunicare e condividere in questo momento della loro vita. Al resto penseranno la montagna e la musica.
Chi sono gli iscritti alla masterclass?
Già per questa prima edizione ci saranno molti giovani pianisti e chitarristi da Lombardia, Piemonte, Veneto, Basilicata ed Emilia Romagna, ma anche Svizzera e Cina. Siamo felici di questa risposta fin dalla prima edizione: forse abbiamo colto un bisogno effettivamente sentito come importante dalle persone.
Come si inserisce nel luogo, come dialoga con la comunità il programma?
In Val Cavargna instaurammo una forte collaborazione con il gruppo folkloristico che portava i partecipanti alla scoperta dei musei e dei luoghi e tradizioni della valle, nonché con il corpo musicale “S. Cecilia”, la banda formata da cittadini della valle che nella vita quotidiana erano falegnami, scultori, gestori del piccolo emporio alimentare…
Per Valle Antrona vogliamo creare una rete simile e scopriremo con il tempo come meglio servire ed entrare in sinergia con la comunità locale, che però intanto ci ha assicurato ospitalità nelle strutture ricettive locali ed ottimi panini per i pranzi!
Il festival è apprezzato più dai residenti o più da turisti?
In val Cavargna la partecipazione locale era straordinaria, ed anche i pochi turisti presenti scoprivano con sorpresa ed apprezzamento la proposta del festival. In val Cavargna c’era una significativa parte di turismo legato al nomadismo digitale, o comunque permanenze di medio termine (1-2 mesi). In valle Antrona il turismo penso sia molto più comune, ma siamo anche noi curiosi di scoprire la risposta del pubblico.
Per il futuro hai detto di voler aprire a collaborazioni fuori Italia, cosa intendi?
Ci sono varie istituzioni musicali (nel settore dell’educazione), anche di grande portata, che hanno subito intuito la valenza di un progetto simile. Stiamo dialogando in particolare con l’estero, per immaginare già l’edizione 2027.
So cosa può voler dire per un giovanissimo musicista di un altro paese partire con la propria musica alla volta delle Alpi, con la prospettiva di una settimana di immersione in questi luoghi. C’è una qualità quasi epica nel vivere un’esperienza simile specialmente in giovane età, e la musica vive di questa capacità di esaltarsi e trovare significati più grandi di noi in ciò che facciamo.
L’ultima giornata sarà particolare…
Il 24 noi abbiamo pensato di non fare attività musicali, ma di portare i ragazzi in gita da qualche parte in montagna. Un giorno in cui pensiamo soltanto a vivere la montagna. Al termine di questa giornata ci sarà un momento speciale grazie a Casa Matteo Varese che ha messo a disposizione due borse di studio, faremo la consegna ufficiale ai premiati.
Con Casa Matteo Varese c’è un forte legame e sarà presente con i suoi rappresentanti, Marina, Valter e Giona Pasquetto. Si chiuderà poi con il concerto finale dei premiati con le borse.
Storia nella storia
Come ci ha raccontato, Bovitutti conosce la val Antrona per esserci andato più volte a camminare con l’amico clarinettista Giona Pasquetto. Giona è fratello di Matteo Pasquetto forte e giovane (ma esperto) alpinista morto sul Bianco nel 2020.dopo aver aperto la via “Il Giovane Guerriero” sulle Grandes Jorasses
Casa Matteo Varese nasce per volontà della famiglia di Matteo: i genitori Marina e Walter e il fratello Giona. Promuove principalmente progetti ed iniziative sociali e socioassistenziali, di promozione e valorizzazione della cultura, dell’arte e del paesaggio di giovani per i giovani, al fine di aiutare ciascuno di loro a trovare la propria strada.

Per info: suonivalleantrona@gmail.com
RUBRICA A CURA DI:
Sono colui che tiene le fila di quest’intreccio di idee, contenuti e competenze che è Fatti di Montagna. In un certo senso, essendone l’ideatore potrei anche definirmi come primo (cronologicamente parlando) partner. Ci tengo che si capisca che Fatti di Montagna non è il mio blog, ma uno strumento che serve per raccontare la montagna.
Scheda partner
Grazie a Lorenzo per le parole che sempre riserva al nostro comitato e grazie a Luca, per l’ intervista a Lorenzo!
Abbiamo bei ricordi di Luca in valle del Mis …. Altitudini…
Marina e Valter