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Savogno in un acquarello di Marcarini
In apertura: Dasile (foto A. Marcarini)

Per raggiungere Savogno si sale solo a piedi e in verticale. Il villaggio, mai toccato da strade, sta lassù, a quasi mille metri d’altezza su un balcone naturale che guarda la porzione italiana della Val Bregaglia, in Lombardia, a due passi da Chiavenna. La gente del posto lo protegge come un’icona perché, senza le contaminazioni moderne, ha conservato tutto il sapore dei tempi andati: le alte case in pietra con i loggiati in legno, la bella chiesa parrocchiale, le stalle, il torchio per l’uva, le fontane, il forno per il pane. Mancano gli ‘orginari’, cioè le persone che lo abitavano, anche se, alla festa o in estate, sono decine le famiglie che ritornano a vivere le case dei propri avi, fosse solo per un giorno o per una settimana. Mai come in questo caso il ‘piatto forte ’dell’escursione si fa precedere e seguire da altre laute portate.

La Bregaglia italiana è la ‘valle delle meraviglie’. La prima viene servita già alla partenza, presso l’abitato di Borgonovo, dove si lascia l’auto. È la cascata dell’Acqua Fraggia che precipita dall’alto gradino roccioso di una ‘valle pensile’, cioè tagliata a mezz’altezza circa 15 mila anni fa dal lavorìo erosivo del ghiacciaio. Il sentiero parte proprio da lì sotto con il viso spruzzato dalle gocce polverizzate dell’alto salto d’acqua. 

La mulattiera di Savogno è strepitosa e non è indecoroso paragonarla a una vera opera d’arte. Una scala continua di 2886 gradini che si appoggia alla roccia. Sulle strette balze coltive ci si rende conto di cosa si viveva un tempo da queste parti: castagne e vino, qualche animale da portare al pascolo. Il villaggio appare solo dopo un’ora, nel mezzo di una radura fra i castagni. Le case, per guadagnare il sole, sono disposte a scalare su per il pendio, con lunghi e stretti loggiati in legno che coprono l’intera facciata. Potrebbe sembrare un luogo angusto, ma basta sostare sul sagrato erboso della chiesa, sostenuto da un poderoso muro in pietra, per dilatare lo sguardo non solo sul villaggio, ma anche sul fondovalle, fino a Chiavenna e sulle vette dello Sciora. Nella scuola è stato ricavato un accogliente rifugio che ospita per la notte o anche per un meritato pranzetto.

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La mulattiera a gradini che sale a Savogno. (foto A.Marcarini)
Le “alzate” avevano dimensioni ridotte (10-15 centimetri) ed erano composte da due o tre pietre lunghe e profonde, disposte trasversalmente, che consentivano di stendere una “pedata” ampia fino a 1-1.5 metri. Ciò favoriva e ancora favorisce il passo ritmato dell’animale da soma e anche per il pedone era un vantaggio perché dava modo di alternare la gamba su cui poggiare il peso del corpo durante la salita.
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La guida dove è possibile trovare dettagliate descrizioni per questo e altri itinerari.
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Con poca fatica l’itinerario si chiude ad anello. Si lascia Savogno dalla parte del camposanto, si supera il torrente Acqua Fraggia e si rimonta l’opposto versante, allietato da una cappella votiva. Non è raro scorgere stambecchi. Poi si guadagna un’altra bella radura, vigilata dalle case di Dasile, altro villaggio montano, in situazione ancor più ariosa e panoramica di quella di Savogno. A questo punto occorre seguire con attenzione le tacche bianco-rosse del sentiero che, sotto la conca del villaggio, scende a valle. Un’infinita teoria di terrazzi in abbandono rivela fino a quali estremi ricorrevano i nostri antenati per ricavare un fazzoletto di terra coltiva. La pietra di granito, scaldata dai raggi del sole, facilita l’acclimatazione di pianticelle rupicole.

Il sentiero approda infine al Crotto della Cànoa, tradizionale luogo conviviale, e poi attraversa le case di Sant’Abbondio, frazione di Piuro. Presso la locale chiesetta si trova un piccolo Museo: documenta l’immane frana che nel 1618 portò alla totale rovina il ricco borgo di Piuro, con la morte di quasi mille persone.

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L’autore

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Albano Marcarini è urbanista, milanese. Scrive guide, compila mappe, dipinge acquerelli. Ama all’ossessione le strade e i sentieri: è stato presidente dell’Inventario delle Vie di Comunicazione Storiche. Per anni è stato animatore della Confederazione per la mobilità dolce con l’obiettivo di realizzare in Italia una rete di percorsi ‘verdi’ riutilizzando le infrastrutture abbandonate. Ha fondato il magazine Cycle! che si occupa di ciclismo e cultura della bicicletta a 360 gradi. A chi lo segue regala decine di itinerari su sentieridautore.it . Su guidedautore.it invece Marcarini raccoglie tutte le sue guide.

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22 Luglio 2020
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