Il principale dei fatti e misfatti che Serafin ci riporta questa settimana riguarda il Vallone delle Cime Bianche in Valle d’Aosta: un luogo stupendo, unico per la sua geologia, importante per la sua natura e carico di storia. Un vallone che andrebbe protetto e valorizzato come una perla ed invece è minacciato da miopi progetti che lo devasterebbero.
La seconda notizia riguarda le ripercussioni che, come su tutto, l’attuale emergenza sanitaria sta avendo su molti eventi legati alla montagna: gli Alpini però vogliono trasmettere positività per il futuro prossimo.

Cime Bianche, futuro nero

Viviamo in un periodo di grandi, tragiche incertezze con pandemie che incombono, ghiacciai che spariscono, invasioni di cavallette eppure sempre più occorre tenere alta la guardia contro le devastazioni di territori delle Alpi minacciati da miopi politiche di sfruttamento. Da quasi mezzo secolo è il Vallone delle Cime Bianche, nel cuore della Valle d’Aosta a tenere banco mobilitando folle di amici della montagna contrarie alla sua distruzione. Preambolo necessario. Un grandioso sistema di funivie per unire Zermatt alla Val d’Ayas passando non solo dalle Cime Bianche ma anche dalla Gobba di Rollin era stato negli anni Settanta sottoposto al Consiglio Comunale di Ayas. Non se ne fece niente perché il Consiglio deliberò il 30/5/1974 di essere contrario a ogni tipo di intervento che comportasse massicci interventi finanziari e ulteriore aumento rilevante dell’insediamento edilizio. 

A dispetto delle premesse, l’intervento si è invece prospettato sempre più concreto in tutti questi anni, finché il 21 gennaio 2020 la Seconda Commissione del Consiglio Valle ha approvato la prima bozza del “Documento di economia e finanza regionale per il triennio 2020-2022”, che a pagina 100 prevedeva la realizzazione del collegamento funiviario come “risposta attiva ai cambiamenti climatici”. 

Siamo insomma a un passo decisivo nell’iter di realizzazione dell’impianto. E più che mai occorre “Ripartire dalle Cime Bianche” come va da tempo auspicando il gruppo di lavoro così chiamato, che ha come referente Marcello Dondeynaz e che dispone anche di una pagina fb e un mini sito, e organizza incontri a Champoluc con villeggianti e residenti. 

Il gruppo, a quanto è stato precisato, non si propone solo di contrastare il progetto, ma di evidenziare come tra le ipotesi di sviluppo turistico della valle finora prese in considerazione, “poca o nessuna attenzione è stata posta a progetti alternativi più rispettosi dell’ambiente, aventi l’obiettivo di potenziare l’offerta turistica destinata a persone desiderose di frequentare, sia d’inverno che d’estate, un ambiente di elevato valore naturalistico e paesaggistico”. 

Sul sito AyasTrekking che agisce nel quadro di operatività di “Ripartiamo dalle Cime Bianche” con un impegno ventennale portato sempre avanti con continuità, passione e dedizione, si può leggere che il webmaster a un certo punto non ha ritenuto più opportuno indirizzare migliaia di escursionisti in una valle che, sono sue parole, “non ha imparato ad amare, rispettare e proteggere se stessa, a meno che non intervengano elementi che scongiurino l’ennesimo attacco al suo ambiente”. 

A operare per contrastare i nuovi impianti sono a loro volta entrati in scena da alcuni mesi Annamaria Gremmo, Marco Soggetto e Francesco Sisti, autori del progetto fotografico di conservazione “L’Ultimo Vallone Selvaggio. In difesa delle Cime Bianche” diventato l’8 febbraio 2020 una petizione online votata alla salvaguardia del Vallone della Valle d’Aosta.

A smuovere le acque sarebbe stata anche l’iniziativa della Commissione culturale del Cai Milano che il 31 gennaio ha organizzato una serata in sede, con la partecipazione del presidente del Cai Lombardia Renato Aggio. La serata, coordinata da Paola Dotti responsabile della Commissione, ha visto la partecipazione di un pubblico significativamente folto e partecipe: persone attente e appassionate, preoccupate per il futuro del Vallone.

Più di tante parole questo video può rendere la bellezza del Vallone delle Cime Bianche

Il CAI Valle d’Aosta invece, come si legge sull’ordine del giorno del 3 febbraio, ha deliberato “di dare seguito nei prossimi mesi al programma di iniziative informative da tenersi sull’intero territorio regionale, in corso di definizione in collaborazione con il Gruppo di lavoro “Ripartire dalle Cime Bianche”  e inoltre “di mettere in calendario per il giorno domenica 7 giugno 2020 l’inaugurazione del “Percorso geologico dell’oceano perduto alle Cime Bianche”, […] quale realizzazione concreta per una valorizzazione economica sostenibile di quel territorio”, 

Un fatto è certo: anche gli Svizzeri sono interessati a questo collegamento che con ogni probabilità partirà da Zermatt come voleva il progetto di oltre quarant’anni fa. Secondo Laura e Giorgio Aliprandi, noti per i loro studi sulla cartografia storica delle Alpi, il problema dell’impatto ambientale non si limita però al solo vallone ma va visto in un’ottica più ampia. Questo nuovo impianto, se veramente avesse l’attrattiva che auspicano i promotori, condizionerebbe tutto l’ecosistema della Valle d’Ayas: come conseguenza ci sarebbe la necessità di aumentare la capacità ricettiva alberghiera, di creare nuovi parcheggi con ovvi sbancamenti di terreno e sconvolgimento del paesaggio. Da ultimo la rete viaria della Valle d’Ayas non sarebbe in grado di reggere questo nuovo flusso turistico.

“Siamo legati alla Val d’Ayas, che frequentiamo da cinquant’anni, da vincoli affettivi e anche culturali e il pensiero che possa trasformarsi in una valle di turismo non residenziale ci amareggia”, ribadiscono gli Aliprandi. Non senza ricordare che il vallone delle Cime Bianche ospita tra l’altro un unicum geologico: la placca africana e la placca europea nel loro lento moto sono giunte qui a incontrarsi, chiudendo e sollevando l’antico oceano, la Tetide, che li separava. Il fondo oceanico (oggi riconoscibile nelle caratteristiche rocce verdi, gli ofioliti, che qui abbondano) fu sollevato sin oltre 3000 metri di quota e trascinò con se le isole coralline (era un oceano tropicale), che lo punteggiavano. Le riconosciamo nei tre denti bianchi (le Cime Bianche) che danno il nome al vallone e nella fascia bianca che ne percorre la sponda destra orografica.

Per concludere, il Vallone lungo 10 chilometri è situato interamente nel Comune di Ayas delimitando a ovest il versante meridionale del massiccio del Monte Rosa. E’ giusto che sia Ayas a sopportare l’impatto dei nuovi impianti il cui beneficio ricadrebbe nel territorio della Valtournenche? E’ accettabile che la testata di Ayas sia trasformata in un grande parcheggio al servizio di Cervinia? E’ ammissibile che per gli impianti di innevamento si intacchino ulteriormente le riserve di acqua e che si accrescano i consumi energetici, in totale contrasto con gli impegni assunti nell’ambito della Cop-21 di Parigi sui cambiamenti climatici del dicembre 2015? E non sono stati forse sottostimati i costi (circa 50 milioni) per la realizzazione dei nuovi impianti e servizi connessi? Hanno ancora senso, date le prospettive climatiche, investimenti a senso unico sullo sci? E quindi a lungo termine per chi sarebbero i vantaggi di una simile opera? Davvero per l’economia della valle? (Ser)

Gli Alpini non mollano

RiHomeMotto copia Salviamo le Cime Bianche: un appello di molti
Dal sito dell’Associazione Nazionale Alpini

Ancora una volta la fiducia degli Alpini nei destini della patria è degna del migliore encomio. Nessun ripensamento, ci mancherebbe, sulla 93° Adunata Nazionale in programma dal 7 al 10 maggio 2020 a Rimini. Si, certo, il virus incombe e avrà pure le sue brave ragioni il TrentoFilmfestival dedicato alla montagna, già in programma dal 25 aprile al 3 maggio, a rinviare la 68a edizione a data da destinarsi. Invece la macchina organizzativa del Raduno degli Alpini, a quanto si apprende, prosegue regolarmente nei suoi obiettivi. Il programma va rispettato. Tanto più che questa Adunata Nazionale è davvero speciale. Si tiene infatti a 100 anni esatti dal primo raduno spontaneo tenutosi nel 1920 sul monte Ortigara, in Provincia di Vicenza, teatro di una terribile battaglia durante la Prima Guerra Mondiale passata alla storia come “Battaglia dell’Ortigara”. Tale battaglia vide impiegati complessivamente 400.000 soldati per la conquista della montagna. Numerosissimi furono i morti. Da allora l’Ortigara divenne, per gli alpini, il simbolo del sacrificio compiuto, una vera e propria cattedrale naturale. Ovviamente, si legge sempre nel sito dell’Associazione Nazionale Alpini, alcune attività locali e specifiche del Raduno “incorrono in rallentamenti parziali”, dovuti ai vincoli previsti dalle ordinanze di Governo e Regioni. Ma per ora gli Alpini continuano a lavorare: obiettivo Rimini. Questa la fiera conclusione. Una ventata di ottimismo di cui si avverte più cha mai il bisogno in queste drammatiche giornate di quasi primavera. E che aria tira alla sede centrale del Club Alpino Italiano le cui sezioni risultano tutte chiuse? Si apprende che la complessa macchina ha subito non poche “ricadute” secondo una definizione del presidente generale Vincenzo Torti. Vengono differite al 20 maggio le Assemblee ordinarie sezionali, al 28 giugno le Assemblee ordinarie regionali e provinciali dei Delegati e ciò comporta la sospensione dello svolgimento dell’Assemblea nazionale dei Delegati stabilita nei giorni 23 e 24 maggio 2020. Anche il TrentoFilmFestival, la maggiore iniziativa culturale targata Cai, non si svolgerà nelle date previste (dal 25 aprile al 3 maggio): la 68° edizione è stata infatti rinviata, ma al momento non sono state comunicate le nuove date. Consentita invece l’apertura delle sedi delle sezioni del Cai, ma solo per mettersi in regola col tesseramento. Socio avvisato… (Ser)

11 Marzo 2020
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