Sofia Farina che (tra le molte cose) cura la comunicazione di POW – Protect Our Winters, ci ha raccontato il gran lavoro di monitoraggio e dialogo con le comunità locali portato avanti negli anni di avvicinamento alle Olimpiadi di Milano-Cortina. Ora che i giochi si stanno per chiudere è importante però guardare al futuro sia per capire quale sarà la reale eredità olimpica sui territori, sia per guardare alle prossime olimpiadi nella speranza di riuscire a cambiarne il modello in favore di eventi leggeri e veramente sostenibili. Non solo a parole. Una chiacchierata in cui Sofia ci ha spiegato tutto in maniera chiara.
Ascolta la puntata del podcast con Sofia Farina
POW per salvare gli inverni
POW (Protect Our Winters) è una ONG che si occupa degli impatti del cambiamento climatico sulle terre alte con l’obiettivo di riconoscerli, osservarli, saperli gestire nella propria frequentazione della montagne e di promuovere un’attivazione a livello individuale e collettivo per agire sulle cause. Molto interessante è l’approccio comunicativo di POW che nasce negli Stati Uniti dall’idea dello snowboarder professionista Jeremy Jones che accorgendosi che gli inverni erano a rischio a causa del cambiamento climatico ha pensato di comunicare e di raccontare il cambiamento climatico nelle terre alte, proprio a partire dagli effetti negativi che toccano le attività sportive invernali. Quindi una comunicazione che per uscire dalla classica bolla delle persone già sensibili e interessate al tema, sceglie come target le appassionate e gli appassionati di sport invernali.
POW Italy ovviamente non poteva non occuparsi di Olimpiadi e lo ha fatto, da due anni e mezzo a questa parte, con rigore e con la capacità di andare sul territorio per dialogare con le comunità. Di questo abbiamo parlato con Sofia Farina nella puntata del podcast che potete ascoltare in questa pagina: il consiglio è di farlo perchè Sofia è stata molto chiara nello spiegare in sintesi le più importanti questioni emerse in questi anni di monitoraggio e analisi, che di certo non si fermano con la fine delle Olimpiadi.
Open Olympics
POW fa anche parte di Open Olympics che come spiegato da Sofia “è un un collettivo di associazioni, guidato da Libera contro le mafie, che ha fatto un grandissimo lavoro di monitoraggio, di raccolta e sistematizzazione dei dati e di presentazione in modo fruibile al grande pubblico degli stessi. Perché uno dei punti che il mondo delle associazioni ha contestato a Simico, la realtà che ha portato avanti la realizzazione delle opere olimpiche, è stata la mancanza di trasparenza e di disponibilità dei dati riguardo lo stato di avanzamento delle opere, i costi, le commissioni, eccetera eccetera…”
Open Olympics è riuscita ad ottenere effettivamente la pubblicazione di dati per una maggiore (seppur non totale) trasparenza. Qui potete leggere i report di Open Olympics.

Il Position Paper di POW
Sofia ci ha poi raccontato che POW ha riassunto quanto emerso da tutto il gran lavoro fatto in questi anni in un Position Paper che potete leggere e scaricare qui
I principali elementi che emergono sono:
- La trasparenza, anche calando il discorso nelle comunità locali, che fino all’ultimo non hanno avuto informazioni su alcuni aspetti che le riguardavano direttamente
- Impatto ambientale e gestione delle risorse
- ll coinvolgimento delle delle comunità locali, che non sono state coinvolte né nel decidere se ospitare o meno le Olimpiadi, né sulle opere di Legacy in merito alla loro utilità o meno per le stesse comunità.

In apertura: cantiere olimpico
(entrambe le foto sono di Linda Schwartz)
Guardare dopo la cerimonia di chiusura delle Olimpiadi
Purtroppo quello che questo modello di gestione lascerà sui territori sono più debiti e infrastrutture inutili che opere che andranno a facilitare la vita delle comunità dopo le Olimpiadi (comunque qualcuna c’è). Per questo motivo il monitoraggio sulle opere ancora da terminare e sulla gestione di ciò che rimarrà necessariamente dovrà proseguire e POW e le altre associazioni continueranno il loro importante lavoro. (Come Sofia ci ha spiegato nel podcast da ascoltare per un maggior approfondimento)
Guardare al futuro significa però guardare anche alle prossime Olimpiadi Invernali che saranno in Francia. POW Italy è già in contatto con POW Francia dove l’attivazione sociale è già iniziata con largo anticipo. La speranza è quella che si riesca ottenere un ripensamento radicale dell’attuale modello di Olimpiadi (ne abbiamo parlato anche nell’intervista con Diego Cason), un modello che tenga in considerazione le attuali condizioni climatiche e le esigenze reali delle comunità ospitanti.
Chiunque può fare la sua parte anche semplicemente rimanendo informato o informata sfruttando il lavoro che realtà come POW (ma anche CIPRA per fare un altro esempio) svolgono. L’obiettivo sono Olimpiadi rispettose del futuro a cominciare da quello di chi vive le terre alte. Perché la vita di chi abita la montagna non ha una cerimonia di chiusura.
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Sono colui che tiene le fila di quest’intreccio di idee, contenuti e competenze che è Fatti di Montagna. In un certo senso, essendone l’ideatore potrei anche definirmi come primo (cronologicamente parlando) partner. Ci tengo che si capisca che Fatti di Montagna non è il mio blog, ma uno strumento che serve per raccontare la montagna.
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