La storia della Locanda del Maggiociondolo” era assolutamente da raccogliere e così sono andato a farmi una bella chiacchierata con Danilo e Silvia a Dova Superiore in alta Val Borbera.

Ascolta la chiacchierata con Silvia e Danilo

Dova Superiore e il testimone raccolto da Danilo e Silvia con “La Locanda del Maggiociondolo”

Ci sono paesi dove, se tutte le porte non vengono definitivamente chiuse, è solo grazie all’amorevole tenacia di alcune persone. Dova Superiore è senz’altro uno di questi.

Siamo nell’Appennino alessandrino, ma sono territori questi che gravitano inevitabilmente sulla Liguria. Siamo a un’ora d’auto dal mare, ma pienamente in montagna. A Dova c’erano pascoli, si coltivava, insomma a Dova si viveva. Il declino, soprattutto dal secondo dopoguerra è inutile raccontarlo, lo conoscete bene, comune alla maggiorparte dei paesi delle nostre montagne.

IMG 20240325 WA0011 Danilo, Silvia e "La Locanda del Maggiociondolo" a Dova in Val Borbera: una storia di amorevole tenacia
Danilo e Silvia a Dova Superiore

Don Luciano, una di quelle persone tenaci di cui dicevo, con altri abitanti di Dova aveva costituito la cooperativa agricola Terre Bianche proprio per contrastare quell’abbandono che iniziava a bussare anche alle porte di Dova. E per diversi anni ha funzionato bene: si faceva il fieno, erano arrivati ad avere circa 50 mucche e avevano anche sistemato una delle cascine come luogo d’ospitalità, una specie di foresteria. Ma i decenni passano e anche Dova di fatto si è svuotata. Sono rimasti in due, entrambe avendo già passato da qualche anno le 80 primavere: Mario (anche lui uno di quelli che non mollano) e don Luciano.

Il destino di Dova è segnato? Non se c’è ancora chi ama questo luogo, che ha conoscerlo ci si accorge che ha un “non so che” di unico, per non dire magico. Il testimone dell’amorevole tenacia lo hanno preso, anzi fortemente voluto prendere, Danilo e Silvia. Il padre di Danilo era uno di quelli che con don Luciano aveva portato avanti la cooperativa e la “foresteria”.

Danilo e Silvia non potevano sopportare di vedere andare tutto in rovina: due anni fa hanno comprato la vecchia foresteria, l’hanno ristrutturata e nell’estate 2023 La Locanda del Maggiociondolo ha aperto le porte. Io ho conosciuto Danilo e Silvia proprio l’estate scorsa quando sono stato loro ospite e non ho potuto fare a meno di tornare a Dova, deciso a raccogliere la loro storia.

locanda il maggiociondolo
La Locanda del Maggiociondolo, qui quest’estate con il sole, in apertura a marzo con tempo imbronciato (Foto L. Serenthà)
Pagina FB e profilo Instagram della Locanda del Maggiociondolo

Era un giorno di pioggia di inizio marzo e nell’accogliente sala della locanda, scaldati dalla stufa a pellet, abbiamo fatto una bella chiacchierata che potete ascoltare nel podcast, un po’ come se foste lì con noi attorno al tavolo. Se la ascoltate capirete benissimo cosa intendo per amorevole tenacia. Non è facile, anzi è sicuramente faticoso portare aventi la locanda, senza poter abbandonare le loro attività lavorative sul lato ligure dell’Appennino, ma l’entusiasmo, i sorrisi, la gioia di vedere ancora vivo quel luogo sono assolutamente contagiosi.

Quello che Silvia e Danilo si augurano, e noi con loro, è che le tante persone che stanno passando dalla locanda per pernottare o solo per un pranzo, una cena, uno spuntino, conoscano Dova e inizino anche loro ad amarla. E chissà che qualcuno non decida di trasferirvici, anche solo per alcuni periodi riaprendo altre porte. Loro, perché ciò avvenga, ci stanno investendo tantissimo. Chi altro, tra pubblico e privati, vuole scommetterci con loro?

28 Marzo 2024
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RUBRICA A CURA DI:
Luca Serenthà

Sono colui che tiene le fila di quest’intreccio di idee, contenuti e competenze che è Fatti di Montagna. In un certo senso, essendone l’ideatore potrei anche definirmi come primo (cronologicamente parlando) partner. Ci tengo che si capisca che Fatti di Montagna non è il mio blog, ma uno strumento che serve per raccontare la montagna.

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